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Tradizioni celtiche in Umbria
Di rado si parla in Italia di Celti, senza
sapere che influenze che hanno avuto sul nostro paese sono state
notevoli. Lo spunto per questo articolo mi e’ stato dato da un
recentissimo viaggio in Umbria, ove ho potuto esaminare alcuni siti
piuttosto particolari.
Il passaggio del popolo celtico in Italia lo possiamo notare nella zone
da alcuni strani toponimi. Un esempio e’ il Dio Penn o Pennin , antica
divinita’ celtica adorata in varie luoghi in Italia. Letteralmente
“penn” significa “cima”, “sommita’” , alcuni storici romani come lo
stesso Catone ne parlano come di una misteriosa divinita’ femminile, la
dea Pennina. Successivamente il culto fu pian piano dimenticato e questo
a causa dei romani che sostituirono ad un culto femminile, uno maschile,
quello di Giove, poi detto Pennino. Ma la vera e propria distruzione del
culto fu a causa della venuta della Cristianita’, quando Carlo Magno,
inizio’ a minacciare pene gravissime per i contadini che erigevano
simulacri in pietra o veneravano delle pietre in luoghi di culto tutt’altro
che cristiani!
Ancora una volta il culto femminile della “pietra”, la vergine nera
celtica, anche se sotto altro nome veniva pian piano debellato! A
ricordo di questo antichissimo culto, pero’, troviamo ancora strani
toponimi in tutta la nazione , le Alpi Pennine, gli Appennini o ancora
il monte Pennino, Penna e molti altri luoghi ove ancora oggi si puo’
“ascoltare” la magica atmosfera di antichi riti. Una traccia del culto
di “Penn” la ritroviamo, a Finale Ligure.Qui e’ presente una strana
incisione rupestre ove e’ rappresentata una divinita’ celtica prima e
poi ligure databile 3000-2000 a.C. , per alcuni proprio l’immagine di
Penn!
Un’altra antica reminiscenza celtica , poi oscurata ancora una volta
dalla religione Cristiana e’ senz’altro la figura maschile del Dio Lug!
Ancora oggi , In molti paesi della Puglia, e non solo , vi e’ la
tradizione di accendere , in onore di sant’ Antonio, grandi falo’ di
origine pagana e in particolare celtica . Parliamo prima di Sant’Antonio
,egli fu un anacoreta egiziano del III-Iv sec. Asceta e mistico,
caratteristiche che ritroveremo anche in seguito nella figura di Sant’
Isacco di Spoleto.Quando i crociati trasferirono le spoglie del Santo in
occidente e in particolare ad Arles, in Francia meridionale, il suo
culto si diffuse a macchia d’olio, ma proprio nella sua veloce
diffusione il culto del santo si scontro’ con il culto pagano di una
antica divinita’ celtica, quella del dio Lug, rappresentato come un
giovane che reggeva un cinghiale, animale particolarmente sacro al
“popolo della quercia”. Il dio Lug era una delle divinita’ piu’
importante dell’ ”olimpo” celtico, come dimostrato da numerosi toponimi
di molte citta’ come LUGano, LUGo, Lione. Ebbene, ancora una volta, con
una intensa opera di sincretismo, Sant’ Antonio fu associato e
sovrapposto al culto preesistente. Secondo la storica Riemscheider gli
attributi di sant’Antonio sarebbero stati proprio ripresi dal dio
celtico , Sant’Antonio divenne guardiano dell’inferno come lo era Lug,
dispensatore di fuoco agli uomini (e da qui la tradizione dei falo’)
la chiesa, ingentili’ il cinghiale trasformandolo in un maialino con un
campanello al collo dal quale il santo era sempre seguito, dicendo che
era un diavolo ammansito dal santo. Del resto il cinghiale , ancora
simbolo dei riti pagani delle “foreste” ben si prestava ad esempio di
conversione legata al santo. Anche la campanella del maialino sarebbe un
simbolo i vita e di morte, secondo la cultura celtica , infatti la
campana rappresenta l’utero della dea madre, di cui Lug era figlio. Una
piccola curiosita’, Sant’Antonio era il protettore dei fabbricanti di
spazzole, che nell’antichita’ si facevano proprio con le setole di
maiale.
Ma torniamo ai celti in Italia e in particolare fermiamoci in Umbria,
regione fortemente legata al “popolo della quercia” come dimostrato
anche dalla forte somiglianza tra il dialetto Umbro e la lingua dei
Celti, che oggi ritroviamo pressoche’ intatta nel gaelico. Per esempio
l’articolo “Il” e’ pronunciato sia in ternano che in gaelico come “LU” ,
oppure pensiamo alla frase “ U PORCHELL GUAEL” che significa “il
porcello e’ malato” in gaelico e che in ternano si pronuncia come “ LU
PORCELLU GUAJI”. E cosi’ tante altre similitudini, che sono ASUN , MUL ,
Gapr , rispettivamente l’ asino, il Mulo e la Capra. Ebbene , da molto
tempo il prof. Farinacci , fondatore di una associazione che ha per
scopo il dimostrare l’origine celtica delle popolazioni e tradizioni
locali , ha cercato di far capire come profonde sono state le influenze
celtiche nella regione. Gli indizi sono molteplici, come , per esempio,
il tempio solare presente a Monte Spergolate , vicino Strocone . A Torre
Alta e’ presente, per esempio, un osservatorio astronomico costituito da
una roccia isolata, quasi a forma di Menhir, in cima alla quale era
scavata una vaschetta quadrangolare tenuta sempre piena d’acqua, così da
farvi specchiare le varie costellazioni.
Ogni anno, alla mezzanotte del 24 Giugno, puntualmente si specchiava
l’Orsa Maggiore; quando questa era perfettamente a perpendicolo con la
vaschetta, il che indicava l’inizio del solstizio d’estate, si accendeva
un grande fuoco che veniva avvistato nell’altro osservatorio sui monti
di Stroncone, da dove veniva acceso un altro fuoco così da segnalare a
catena il fatidico momento a tutta la zona della bassa Umbria. Avevano
così inizio i festeggiamenti dell’estate con i riti notturni
propiziatori.
In tutta la regione sono poi presenti mura “poligonali”, come a Cesi o
alla stessa Spoleto , antecedenti alla cultura romana e che
caratterizzano fortemente culture e popoli legati alla “terra” , e che
ritroviamo , poi, anche nel Lazio, spesso attribuiti al mitico popolo
dei Pelasgi. A Cesi, cittadina di origine Umbra, il professor Farinacci
avrebbe individuato la cosidetta “pietra runica di Cesi” , una pietra
che reca diversi segni runici e ritrovata nel sito che lui stesso
definisce “santuario del culto fallico” , culto dl quale ritroveremo
indizi celati anche a Carsulae.
La presenza di segni runici, il linguaggio dei Druidi , non e’ poi cosi’
rara in italia, sembrerebbe che anche nel santuario di San Michele sul
Gargano, siano presenti alcuni di questi strani simboli. Torniamo in
Umbria e in particolare a Carsulae e al suo culto del priapos, che
ricorda da vicino antichi riti di fertilita’ legati alla divinita’
solare che, metaforicamente ,con i suoi raggi trasformati in pietra , i
menhir, andava a render fertile la Madre Terra. . Il menhir sarebbe
composto da un cilindro in base, e fu poi “censurato” nell’aspetto dai
romani che sostituirono in capo un cono. Conferma di questi riti di
fertilita’ che si avevano nella zona sarebbe la presenza di strani
simboli sotto il menhir che , come afferma lo stesso Prof. Farinelli,
rappresenterebbero i segni zodiacali, e il cosi detto “fiore della
vita”, appunto simbolo di fertilita’, posizionato verso oriente, ove
nasce il sole, l’elemento maschile che rende fertile, tramite il
“Priapos” l’elemento femminile: la terra. Il santuario del culto fallico
sarebbe ove si trova la chiesa di San Damiano , era qui che gli
iniziandi venivano portati per il sacrificio rituale ed e’ qui che e’
ancor visibile una “pietra sacrificale” , ove , appunto, verosimilmente
venivano effettuate le offerte alle divinita’!
Il culto del Priapos , fu dunque fortemente osteggiato dalla Chiesa
romana , che , come dice lo stesso prof. Farinacci , censurava qualunque
notizia di luoghi o culti pagani affinche’ essi fossero definitivamente
abbandonati. E’ per questo motivo che poco si sa e si conosce
dell’antica tradizione celtica a Carsulae. Del resto anche in un altro
documento abbiamo parlato di come la chiesa cercava in ogni modo di far
dimenticare agli uomini il culto delle foreste!
In particolare in Umbria, questo compito risulto’ particolarmente
complesso anche grazie alla presenza dei Longobardi del Ducato di
Spoleto, sempre pronti ad intervenire per bloccare sul nascere ogni
tentativo di distruggere la loro capitale religiosa e polo di attrazione
della cultura celtica italiana. L’importanza dei longobardi nel
mantenere le tradizioni celtiche e’ evidentemente importante, saranno
infatti costoro che , in tutta Italia e in particolare anche i Puglia,
regione abbastanza lontana dalle tradizioni celtiche si conserveranno le
“memorie” di questo antico popolo, come accennavamo precedentemente per
i Falo’ e le iscrizioni runiche a Monte Sant’Angelo.
Tra le varie “tracce” celtiche presenti nel sito e’ quella del mosaico
con le svastiche e il nodo gordiano che faceva parte del complesso di
edifici del Santuario del Culto Fallico, su cui fu poi costruita la
chiesetta dei santi Cosma e Damiano e il mosaico presento ora nel Museo
Civico di Spoleto. Nel mosaico sarebbe rappresentato un uomo che porta
un bastone con in cima una grande scacchiera e che mentre cammina orina!
L’uomo del mosaico sarebbe sicuramente un Druido, l’atto di “orinare”
rappresenterebbe un antico rito magico per la preparazione dell’”Acqua
Santa” , preparata mescolando appunto l’orina all’acqua. La scacchiera ,
oltre ad essere un importante simbolo tellurico , di cui abbiam gia’
parlato in un altro documento ( re artu’ e la stirpe dei sacerdoti)
rappresenterebbe l’insieme delle tribu’ celtiche che facevano appunto
capo a Carsulae.
Carsulae sarebbe cosi’ un luogo con forti valenze magiche ed
energetiche, sarebbe anche presente l’ingresso per il regno dei morti ,
quello che oggi e’ chiamato l’arco di San Damiano, ma che in realta’
sarebbe la porta di Saman. Il 2 novembre vi era la tradizione che , nel
congiungimento tra vivi e morti, la gente si stendeva per i campi e
beveva idromele e si cibava con fave lessate, usanza ancora in uso in
UmbriaMolte altre sarebbero gli esempi che si posson portare a
testimonianza delle “celticita’” dei luoghi umbri, per concludere il
nostro discorso volevo solo portare all’attenzione un particolare sito.
E’ la chiesa di San’Ansano a Spoleto. Ebbene questa chiesa presenta una
interessantissima cripta, alcuni dicono di origine romana , ma potrebbe
esser molto piu’ antica. La cripta e’ dedicata a San Isacco .Questo
personaggio e’ abbastanza enigmatico, il santo proveniva dalla Siria e
visse attorno al V secolo visse come eremita nei boschi di quella
localita’ che oggi viene chiamata Monteluco , luogo rivestito di un
fitto bosco di elci e che doveva esser sacro fin dall’antichita’ dato il
fatto che “lucus” significa “bosco sacro”. Tutt’attorno a Sant’ Isacco ,
la copia del cui sepolcro (Fig.1)
e’ custodita all’interno della chiesa, sorsero una serie di leggende e
tradizioni , rapidamente si creo’ una laura di anaconeti disseminati per
tutta la monagna. Ebbene la figura di sant’Isacco, molto prossima a
quella dei sacerdoti druidi che avevano il loro tempio nei boschi, ha un
forte legame con le forze naturali, infatti tra i vari affreschi della
cripta , ne e’ presente uno in particolare che rappresenta San Isacco
che “doma” il Caprone , (fig.2)
proprio simbolo di vittoria del santo sulle forze naturali, non pero’
come l’uomo che le sconfigge, bensi’ l’uomo che impara ad usarle e le
rispetta!
Bibliografia
U.Cordier “Guida ai luoghi misteriosi d’Italia”
http://www.agphapress.it/cir/carsulae.html